giovedì 23 dicembre 2010

Budan sei semplice

Budan sei semplice come uno dei tuoi piedi,
lungo, educato, fragile, squadrato, prepotente,
hai linee di luna, strade di mela,
Budan sei sottile come il grano nudo.
Budan sei azzurro come la notte a Fiume,
hai marcatori persi nei tuoi capelli,
Budan sei enorme e giallo
come l'estate in una chiesa d'oro (a Parenzo).
Budan sei umile come una delle tue squadre,
come la curva rosa che fino all'altro giorno
t'accompagnava allo spogliatoio profondo.
Come in una lunga galleria di doppiette e di rigori:
la tua prodezza si spegne, si veste, si sfoglia
e di nuovo torna a essere il tuo piede, Budan.

(l'originale).

giovedì 2 dicembre 2010

A una meraviglia

Il portiere caduto alla difesa
bestemmia i propri pugni: non ha presa
la palla, tesa, scagliata da Villa.
Con il portiere piange la Castiglia.
La bianca squadra scesa in Catalogna
al diciottesimo è già alla gogna.

Chi era giunto a reclamar la gloria
e chi credeva forte alla vittoria,
ma non c'è storia: si torna a scuola;
siede dietro la cattedra Guardiola.
Non avendo da imparare, Mou
s'assorda con i fischi del Camp Nou.

A Xavi, al tocco furbo di Pedrito
s'aggiunge inesorabile altro dito.
Ecco, a match finito, la si saluta
la rivale che se ne va battuta.
Non c'è protesta né recriminazione:
col Barça, ha vinto Sua Maestà 'l pallone.

giovedì 25 novembre 2010

Tre limerick per un turno di Champions

C'era un allenatore d'Alentejo
che non era stronzo; era molto pegio.
Una volta ordinò ai giocatori
di far casino e farsi buttar fuori
quel tale allenatore d'Alentejo.

***

C'era un pluripresidente a Milano
che anziché godersi il suo Zlatano
che segna ad un francese (forse Lloris?)
il martedì di sera chiama Floris
quel buffo presidente del Milano.

***

C'era uno ben vestito di Testaccio
col dubbio "Se po' fa'? Allora 'o faccio":
mise Mirko, Menez, Borriello e Totti,
vincendo la partita a suon di botti,
quel tizio ben vestito di Testaccio.

domenica 14 novembre 2010

Esempi di relativismo tra Umbria e alto Lazio.

Fu chiesto ad un ternano
per un sondaggio strano
di definire il bello;
rispose: "Borgobello".

Nel vento di Perugia
nessuno invece indugia:
soltanto sono belli
i gol di Ravanelli.

A Foligno, un bel viso
somiglia a quel di Bisoli.
Un duca desueto
si celebra a Spoleto.

E Gubbio? Pensa ai ceri
di cui van tanto fieri.
La squadra rossoblù,
chi la ricorda più?

Se poi passi per Gualdo
ti seguon con lo sguardo
pensando "Che carino!"
se sembri Novellino.

Quei matti di Viterbo
ne tengono una in serbo,
ché coprono di "Pucci!"
la foto di Gaucci.

Ad Orte, al gusto medio,
il calcio causa tedio.
Che caso straordinario
quel nodo ferroviario!

Perciò dalla stazione
che svaluta il pallone
tra treni e traversine
io chiudo le quartine.

venerdì 12 novembre 2010

I cross per Trezeguet

Nelle aree di rigore si vedono passare i cross
per Trezeguet
da una tribuna lontana sua madre lo vede
si ricorda di lui e delle sue attitudini
E per un istante ritorna la voglia di vincere
a un'altra velocità
Passano ancora lenti i cross per Trezeguet
In una vecchia miniera disteso c'è Salas
e un ricordo di Melo come un incantesimo

(ispirata da un capolavoro del M° Franco Battiato

domenica 7 novembre 2010

L'estate struggente del '94

A casa c'è il babbo
che parla, piangendo
di come il salario non vada crescendo;
io invece per strada mi sento Romario
ed attendo.
Aspetto vacanze in campeggio
col camper: Toscana, vicino a Viareggio.
E vago, una stretta su in gola
e la testa confusa
per colpa del calcio sbarcato negli USA.
Diviso tra giovani poco vestite
e la tele del bar che trasmette partite.
Oh, guarda la Silvia e i suoi biondi capelli!
Non posso, c'è Hagi che impegna Ravelli!
Su, valle a parlare, coraggio! Coraggio!
Fai come Roberto - coi Bulgari - Baggio!
Intanto un pensiero mi rode, al campetto.
Lo stoppo di piede, di testa, nel petto,
e si ferma, terribile, ai lati del cuore:
è questa la cosa che chiamano amore?
Ripenso alla Silvia, mi sudan le mani
siccome durante il rigore di Evani.
Mi sa che ho deciso: magari la sposo,
se trovo la forza, se riesco, se oso.
E pure mi spiace, singhiozzo, mugugno,
lasciare il pallone col sole di giugno.
Se dopo funziona, se non ci si annoia,
andremo al Melani su in moto, a Pistoia
e poi, quantomeno, vorrei due bambini
e il maschio lo chiamo Demetrio Albertini.

Diario di un ottimista

Almeno a me, se la mia squadra perde
viene da pensare: non è poi niente.
Guardo di già la partita seguente,
e dentro di me la tingo di verde.

Quella fiducia non è che si sperde,
anche nel caso che poi nuovamente
m'offrano i miei uno scacco cocente
ch'uno li guarda pensando: "Che merde".

Invece nel calcio (e poi nella vita)
s'accettano assai meglio i fallimenti
se ti convinci che sono momenti:

domenica, c'è un'altra partita.
Inoltre, è di grande supporto
scordar che se perdi sei morto.

lunedì 25 ottobre 2010

Accidenti dell'amore

Se mai sul nostro amore nevicasse,
sarei la palla rossa, per vederti;
se pure tutto il bianco c'abbagliasse,
segnerei limiti e confini incerti.

Sperando di salvar la relazione
dal grosso rischio d'una sospensione;
e lo farei così, a modo mio.

Lo stesso, se il portiere si lanciasse
(contando male il tempo) a guanti aperti
ed il cross teso invece lo saltasse,
come succede solo agli inesperti:

io sulla riga fermerei l'pallone,
senza poi rinfacciargli lo svarione.
Ché quel portiere a terra è l'amor mio.

mercoledì 20 ottobre 2010

Cantico della squadra latina

La rumena squadra fu regina
delle squadre che sono quaggiù;
quando al capo suo brillò divina
quella Stella ch'ora non c'è più.
Era Hagi a mostrar la strada
con i raggi delle sue invenzioni;
era lui a guidare la masnada
che temevan tutte le nazioni.

Ogni tocco in lui era prezioso,
magistrale, dolce, affascinante
e facea l'nemico più rabbioso
genuflettersi, quasi adorante.
Era bella quella nazionale
risplendente nel mondiale caldo,
come Venere, senza un uguale,
sorse nuda su dal mar smeraldo.

Quella squadra là era in possesso
dei più bei tesori di 'sto gioco:
un attacco che segnava spesso
dei mediani che sbagliavan poco.
Belodedici poi, in difesa
s'adoprava con il giusto nerbo
a frustrare qualche discesa
col vigore suo, da mezzo serbo.

Ma se un giorno vorrai sapere
che successe a quella Romania,
ti dirò che le mancò 'l portiere
che fu quella l'unica amnesia.
Però davanti al dio del pallone
quella squadra, tutto sommato,
potrà dire "Togli quell'azione;
per il resto, io t'ho onorato".

(qui l'originale, anche in francese)

martedì 12 ottobre 2010

La posta dei poeti-lettori

Dal dottor Novaffanculotu (novaffanculotu.tumblr.com) riceviamo e volentieri pubblichiamo una dotta dissertazione sul tema "La filastrocca del Caffè Borghetti". Come si vede, sbaglia di grosso chi ritiene terminata la funzione poetica e mitopoietica dell'ebbrezza, che tanto ha influito sullo svilupparsi della civiltà occidentale. Grazie Dottore.

****


Nell'eden mistico
della massima serie
che da Catania
dona solo intemperie
non vola Schelotto
non brilla Parolo
col vecchio Antonioli
sol mi consolo.

venerdì 8 ottobre 2010

La prima volta sul campo grande

Non ti distingui tra i tanti,
nei tuoi calzoncini giganti,
bambino; ma oggi è diverso,
un nuovo stupendo universo

abbaglia la tua breve vita.
È oggi la prima partita.
Adesso che tutto comincia
puoi diventare Garrincha;

o Zico, Jairzinho, Vavà
(li nomina sempre papà).
Ma tu non lo sai, non t'importa:
osservi soltanto la porta.

E forse ti vien da pensare:
"Se solo potessi segnare
colpendo l'enorme pallone
allora divento un campione;

allora m'applaudono tutti.
I bimbi più grandi, distrutti,
mi guardano muti piangenti,
ed escon dal campo perdenti.

Io rido vedendo 'ste scene;
e anche quei panni giganti,
per i quali scherzano in tanti,
se segno, mi stanno anche bene".

lunedì 4 ottobre 2010

Errori tattici dei giocatori viola

Mihajlović, l'uomo di Vukovar
osserva Cerci un gran buco
far; sicché lesti come gatti
quei del Palermo in due o tre
arrivano davanti a Frey.
La prossima, gioca Bolatti.

lunedì 20 settembre 2010

Ascoli-Ancona, 11 giugno 2000

O ragazzo che t'appaio vecchio
o ragazzo vestito da emo
ti dirò, come fossi uno specchio,
quando anch'io ero giovane e scemo.

In finale per la terza serie
quella squadra ci rese superbi;
chi vuole lasciar le miserie
con noi prenda la strada del derby.

Avevamo vent'anni e oltre il Curi
(era al Curi quell'Ascoli-Ancona)
vedevamo una serie più buona
tutto il bene del mondo oltre il Curi.

I Piceni avevamo di fronte
bianco e rosso avevamo nel cuore
le bandiere avevamo già pronte
non temendo né Baggio né Amore.

Ci zittì, come squille d'un morto,
quando già dentro ai supplementari
Eddy Baggio su un angolo corto
con bravura sorprese Storari.

La speranza era sola compagna:
perdevamo, eravamo anche in dieci
(La Grotteria fu preso in castagna).
Alzavamo gran cori, gran preci.

Avevamo vent'anni...

Non è detto che fossimo santi;
sentivamo in mezzo al baccano
(lo sapeva ciascuno dei tanti)
che se canti, non canti mai invano.

Poi vedemmo un ragazzo dei nostri
sulla palla, e spingemmo da coolies,
a scacciar con la voce quei mostri:
quel ragazzo trafisse De Juliis.

Avevamo vent'anni...

Ormai molti han famiglia hanno figli
educandoli in grande decenza;
io son solo e passeggio fra i tigli
vado al Dorico: c'è l'Eccellenza...

E vorrei che quei nostri gran cori
quella nostra speranza sì dura
rivivessero nei vostri cuori;
o ragazzo, ora sai chi è Ventura.

Avevamo vent'anni...

(l'originale).

martedì 14 settembre 2010

Per un'amica romanista.

Vorrei mi portassi domani allo stadio.
Non voglio sentire, stavolta, per radio
la cronaca ardita, le grida, le gesta
di Totti che, rapido, semina Nesta.

Vorrei mi portassi e poi, sul più bello,
De Rossi che lancia un filtrante a Borriello,
che, con un sinistro che buca la rete,
ci faccia passare le ore più liete.

Vorrei mi portassi, dev'essere figo
vedere l'Aurelio che fece Rodrigo
e insieme applaudire l'atletico gesto
che lascia di sasso un Domenico Mesto.

Vorrei mi portassi, ma oggi! Non ieri!
Potrei sopportare persino Ranieri,
potrei sopportare il veder, di lontano,
seduto in tribuna il compianto Adriano.

Vorrei mi portassi e segnasse anche Mirko,
che cerca il suo spazio nel ludico circo.
Segnasse, esultando col biondo Mexès,
donando sollievo e cacciando lo stress.

Vorrei mi portassi e cantassimo i cori,
che inneggiano ai vostri famosi colori.
Oppure, contento, comunque mi taccio:
mi basta un sorriso, mi basta un abbraccio.

Il calcio come aiuto all'armonia di coppia

La maglia del Gremio è nera e celeste;
questo tu pensi, nel mentre si sveste.

Le cosce son lunghe, il culo rotondo
ma tu nella testa hai solo Larrondo

che crossa arretrato pel gol di Mastro;
se 'l culo è di marmo, il seno alabastro.

L'carezzi rapito, eppure ne scappi:
ma lei non lo sa che tu vedi Nappi

che fece la foca col Werder Brema.
La baci gentile, pare che frema.

Le mani di lei s'allungano in basso:
mentre ti fruga, ricordi un golasso

che mise Bressan con il Barcellona.
Pensaci bene, ché lei è proprio bona.

Poi con la mano ti spinge sul petto
(o quel Verona! che bello scudetto!),

molto decisa, ti prende e ti siede,
come un portiere che pari di piede,

le gambe allargate, come Garella.
La scena che segue è molto più bella:

ma tu chiedi a Riedle, in piena fellatio
(bomber tedesco passato alla Lazio),

l'aiuto che t'eviti il fuorigioco
o rapide fini (un po' tipo Coco).

Ella ti guarda, spalanca i suoi occhi:
tu la riosservi, ma cerchi Marocchi.

Ecco, trovato, ti fermi al Bologna
non hai più paura, non hai più vergogna:

se pensi a Tarozzi, Nervo, Meghni
potresti godertela altri tre dì.

Lei sente il tuo zelo, ti stringe lieta:
che cosa ne sa, lei, di Zalayeta...

La verità è che l'ami, è preziosa:
ma in modo diverso ami anche De Rosa.

giovedì 9 settembre 2010

L'auspicabile risurrezione del calcio dei Balcani

Sia per il comunismo e suoi naufragi
o per una ragion più contingente
la bella Romania che fu di Hagi,
vederla com'è oggi è deludente;
chissà se giungeranno mai Re Magi,
seguendo una parabola ascendente,
a presentare al popolo fedele
un nuovo Maradona di Sacele.

sabato 4 settembre 2010

Dejà vu, dejà entendu

O qual trista cerimonia!
Tratterò con parsimonia
dell'indegna babilonia
che vedemmo su in Estonia
(sita ad Est della Polonia,
poco a Sud della Lapponia;
molto a Nord, rispetto a Konya).
Il cronista testimonia:
sui balconi, là in Estonia,
né geranio né begonia;
tantomeno una peonia.
Ma s'affaccia tale Sonia:
manca meno la terronia.
Giù nel campo, monotònia:
l'nuovo corso non si conia
con l'antica macedonia;
vinci, sì, ma in acrimonia.
Come sempre, è querimonia.
A Prandelli (non fandonia!)
un consiglio: chiama Sonia.
Lascia stare, deh, l'Ausonia:
allenarla è santimonia.

mercoledì 1 settembre 2010

Sonetto dell'amore perduto

Io quando ho visto Mastro in bianconero
pensavo di morirne di dolore,
credevo non m'avrebbe retto il cuore,
speravo fosse un sogno, niente vero.

A stento ci s'abitua anche al pensiero
d'aver perduto il nostro Salvatore,
di quello che né Cioffi né Fissore
potevano giammai lasciare a zero.

La situazione adesso è eccellente,
con noi sempre invischiati qui sul fondo;
e tu trascini il Siena ancora in cima.

Eppure nei miei sogni è come prima:
sotto la curva stoppi in un secondo
e incroci da Maestro il tuo fendente.

mercoledì 11 agosto 2010

Idillio genoano

Destatevi, o grifoni:
dopo tanti tristi stenti
piovono campioni
e s'ammirano portenti

Come estremo baluardo
vi trovate in mezzo ai pali
il portoghese Eduardo
che è un portiere senza eguali

In difesa c'è Ranocchia
che nel Bari ha dimostrato
giocando senza spocchia
d'esser stopper prelibato

In mediana, un lusitano
biondo, bello, tatuato
ma è Miguel, non Caetano
il Veloso ora acquistato

Al suo fianco, miei signori
ecco schizza Zuculini
che con mille ghirigori
fa impazzir grandi e piccini

E in attacco, assieme a Sculli
da Pavullo sul Frignano
ohi doriani - che citrulli
Luca Toni è genoano!

lunedì 9 agosto 2010

Le bandiere dei nostri padri, e fratelli maggiori

Se la dipingessi io
questa stinta serie A
tornerei qualch'anno indrìo
a cercar tonalità.

Non ci vuole certo un genio
per capir che senza il verde
che si muove sul Partenio
lo spettacolo ci perde;

largo dunque all'Avellino,
che fu noto negli Ottanta,
e al granata del Torino
che di gloria n'ebbe tanta.

Poi ritorni il Catanzaro
(dopo tanto, tanto tempo)
e 'l colore azzurro chiaro,
quello tipico dell'Empoli.

Col ritorno alla decenza
non potrà restare giù
il blasone del Vicenza
e 'l Verona gialloblù.

Venga dalla Val Padana,
perché 'l gioco non sia impar,
col Piacenza e la Reggiana
pur la Cremo d'Anders Limpar.

Se qualcuno poi mi dice:
"Non si può!", che me ne frega?
Me, mi resero felice;
questa, dunque, è la mia lega.

domenica 8 agosto 2010

Questo Amauri

Questo Amauri
Così lento
Così fragile
Così tenero
Così disperato

Questo Amauri
Bello come Borel
Lento quanto un Pacione
Quando Pacione giocava

martedì 27 luglio 2010

Zemanlandia

Ascoltami, i difensori spaesati
si muovono con passo assai pesante
e piedi ben piantati: seguono gli altrui avanti.
Io, per me, amo le giocate che riescono ai virtuosi
aree dove in zone
ben presidiate scagliano le ali
precisi traversoni:
i terzini che seguono i palloni
discendendo tra le difese in panne
e mettono nel mezzo passaggi da campioni.

sabato 24 luglio 2010

Alla mia squadra, bocciata dalla Covisoc

Ricordo, tifavo una squadra.
Pensavo durasse in eterno:
poi viene l'estate, leggiadra,
ci prende e ci getta all'inferno.

Adesso, nel pieno marasma,
la cerco con occhi da bimbo,
la cerco ma trovo un fantasma;
m'han chiuso l'amore nel limbo.

Abbiate pietà, ve ne prego,
giustizia ordinaria e sportiva;
capisco che non siamo in regola,
ma voglio l'amore mio viva.

Lo so, è perduta per sempre
la B con Iachini e Sonetti:
la serie ch'inizia a settembre
si gioca tra prati e campetti.

Eppure a me basta vederti
sudata, di là della rete;
seppure tra spalti deserti
con te le mie ore più liete.

martedì 20 luglio 2010

Limerick per Zdenek

C'era un boemo che se ne stava a Foggia
fumando con il vento e con la pioggia;
quando tornò patron Casillo
tosto richiama il suo pupillo
a fumare bel calcio in quel di Foggia.

Pisa, 1982 - Un haiku

Ah, Caraballo
La maglia del Pisa
Lèvatela, su!

giovedì 15 luglio 2010

Sogni cremonesi 09/10

Nel campo mezzo grigio e mezzo rosso
sta Venturato senza i suoi. E pare
dimenticato, ma col cuor leggero.
E cadenzato dalla curva viene
lo sciabordare dello stadio Zini
con cori goffi e lunghe cantilene.
Zanchetta intanto abbraccia Tacchinardi,
pensando che un bel giorno queste imprese
saran cantate da novelli bardi.
Quest'oggi hanno sconfitto anche il Varese.

(l'originale)

Una cotta estiva

Caldo ma breve è l'amore d'estate:
rapido e labile, come Zarate;
è sempre amore, comunque, lo sai,
dunque non credo ti scorderò mai.

Guardavo, di sera, il tuo Uruguay:
di colpo, mi pare, m'innamorai;
le chiome tue d'oro, sparse e sudate,
parvero come di brina bagnate.

Non m'eri sconosciuto, caro Diego;
ti vidi già trionfar da colchonero.
Fu forse la tua nuova, antica veste

(come i tuoi occhi, di tinta celeste)
a fare sì che t'amassi davvero;
ma tanto così...? Io non me lo spiego.

Finito il mondiale, è già Ramadan;
resto digiuno, e mi manca Forlán.

martedì 13 luglio 2010

lunedì 12 luglio 2010

Il giudizio di Giovanni Pascoli sulla Spagna campione del mondo

L'hai vista giocare, la Spagna?
Io ero lontano; alla radio
pareva la solita lagna
(un Barça all'ultimo stadio).
Con abili e pratiche sponde
da Xavi ad Iniesta a Piqué
un suono per l'erba diffonde:
ti-tòc.

Ricorda un perfetto congegno
oppure una lucida testa
in cui si rivela l'ingegno
del pallido ed umile Iniesta.
L'azione s'allarga sul campo
ma come una macchia, da sé;
e il flebile tuono del lampo:
ti-tòc.

Quando sale, irruento, poi Ramos
la palla si manda alla fascia
ma senza né fretta né "Vamos";
gli bastan dei semplici "Lascia".
È come una tela barocca;
annoia, ma vale, perché
un tiro alla fine si scocca:
ti-tòc.

(l'originale).

mercoledì 7 luglio 2010

Impressioni sul Mondiale 2010

Mi ricorderò per sempre
la traversa di Gyan
e la storia lacrimosa
dell'hermana di Forlan.

Mi ricordo vuvuzelas
imperterrite ronzare,
fastidiose cento volte,
mille, più delle zanzare.

Ed il pianto commovente
del soldato Jong Tae-se,
che sembrava un bimbo in fasce,
se marcato da Touré.

Mai non scorderò Fucile
e il suo spaventoso volo;
ho temuto per il peggio,
nel vederlo fermo al suolo.

E ricordo aver urlato,
con le braccia alzate al cielo,
per la gara disastrosa,
che inguaiò Felipe Melo.

E gli atleti giapponesi,
in ginocchio dentro al fango;
condannati dai rigori,
a tornare nel Cipango.

Le rimonte americane,
le parate di Muslera,
e la Francia eliminata
ancor prima che sia sera.

Mi ricorderò del Cile,
che creava parapiglia,
i filtranti di Valdivia
per il "niño meraviglia".

E gli insulti coloriti
pronunziati da Anelka
ed il senso di impotenza
nella rabbia di Kakà.

Non ricorderò l'Italia,
Cannavaro o Di Natale,
per non dire poi di Pepe,
che mi ha fatto stare male.

Terrò in testa certamente
i sorrisi di Tabarez
ed il cartellino rosso
per le mani di Suarez.

Terrò in testa il genio acerbo
del ghanese Kevin Prince
e gli inglesi a cui mancava
un novello Paolo Ince,

ma eran pieni di portieri
oltremodo imbarazzanti,
che Capello, è un eufemismo,
avrà "trattato con i guanti".

E il rigore di Cardozo
tra le braccia di Casillas,
poi punito dai due pali,
dal guizzante David Villa.

Mi ricorderò i tedeschi,
veramente impressionanti.
Come fosse una scacchiera,
per il campo indietro e avanti.

E un pensiero va ai Leoni,
Elefanti e Stelle Nere,
agli errori dei fischietti,
ai colori e alle bandiere,

uno agli inni nazionali,
uno perché ormai è finito.
Manca veramente poco,
ma mi sono divertito.

Dialogo tra Olanda e Uruguay sulla caducità delle cose umane

Dice la squadra olandese:
"Forza, scànsati, Uruguay!".
"Cosa son queste pretese?
Non ci toglieremo mai!".

"Ma c'attende la finale;
tre volte non sbaglieremo.
Fu splendido il calcio totale:
ma stavolta vinceremo.

Giovani, lunghi capelli
triangoli, pressing e sponde:
siamo stati troppo belli...".
L'Uruguay ascolta e risponde:

"Un tempo, molto lontano,
c'erano dei ed eroi;
il mondo avevano in mano
quei celesti eravam noi.

Ma nel calcio e nella vita
ogni gloria passa e va;
è finita la partita
che zittì Maracanà.

Oggi il sogno di vittoria
c'è svanito in fuorigioco;
tocca a voi fare la storia.
Noi siam giunti a tanto poco".

domenica 4 luglio 2010

A consolazione di un rigore sbagliato

Senti: è soltanto un rigore, Cardozo
però intanto siam giunti fin qui;
ed anche Zico sbagliò, Platini...
Un rigore è dovere assai gravoso.

Ma non voglio compatirti, non oso.
Se ci riesci poi pensa così:
all'orgoglio ch'è in te, guaranì,
non s'addice quel contegno accidioso.

Ora, Cardozo, davvero non so
cosa capita al tuo bel Paraguay;
se si torna a quel punto oppure no,

forse avanti non finiremo mai.
So soltanto che chi scappa non falla;
e ti batto una mano sulla spalla.

sabato 3 luglio 2010

Sonettino strambo per l'Uruguay

Stasera l'amore è celeste;
adesso, alle sei della sera
ha giusto parato Muslera.
Nelle case a Punta del Este

(se ci foste, allora vedreste)
quando Abreu s'accosta alla sfera
e l'infila, dolce e leggera,
l'amore ritorna celeste.

E stanotte, a Montevideo,
ogni prato muta in rodeo;
ogni letto, invece, in altare:

c'è Forlan ch'è da ringraziare.
E la luna, sopra la Plata,
rischiara una notte sognata.

Filastrocca per un anonimo menagramo

Qui comincia l'avventura
d'una brutta scottatura.
Chi l'ha presa? Lo saprete
se miei versi leggerete.
C'era un giorno un poro figlio,
Presidente del Consiglio,
che piangeva ed uggiolava
ché l'Italia non giocava.
"Siamo fuori dal mondiale!
Che disastro! Che gran male!".
Senza calcio, a quel tapino
non riusciva il suo giochino:
fare il clown, dir due cazzate
e le crisi, superate.
Servirebbe a Burlesconi
una delle sue invenzioni.
Ma l'attesa non è lunga:
vola a Rio e spera in Dunga.
La partita è contro il Cile:
chi lo ferma, sto Brasile?
Burlesconi fa "Va là!
Tiferò Lucio e Kakà.
Non è giusto? Beh, spiacente,
salgo al carro del vincente".
Nella foto assieme a Lula
c'è la maglia e lui la adula.
In Italia, ancora a casa,
sul divano poi si gasa:
il Brasile attacca e segna
"Viva Dunga e anche la fregna!".
Parla e allunga un po' la mano
alle tipe sul divano.
Son sedute accanto a lu'
voglion fare la tivù.
Ma l'Olanda poi pareggia;
Burlesco' non s'amareggia:
"Solo un caso, lo vedrete,
ora arriva un'altra rete...".
Ed arriva; ma per gli altri.
Gli olandesi sono scaltri.
Il Brasile perde, è fuori;
son distrutti i giocatori.
Anche Lula si convince:
col Burlesca non si vince.
Se ne vanno anche i trojoni:
si dispera Burlesconi.

domenica 27 giugno 2010

Sulle somiglianze tra Totti e un grande uccello marino

Per divertirsi a volte gl'equipaggi
pigliano un albatro, enorme sui mari
che è compagno di vagabondaggi
di ogni nave sugl'abissi amari.
Appena tocca il ponte, quel grandioso
re dell'azzurro, qui goffo e maldestro,
le bianche e grandi ali ammaina, pietoso
come un remator che rema senza estro.
Quel viaggiatore alato, quant'è fiacco!
Prima tanto bello, ora sì sgraziato!
Chi l'tormenta col fuoco del tabacco,
chi chiama "zoppo!", lui ch'avea volato.
Totti ricorda il Principe dei nembi:
sfida i tacchetti, umilia chi l'affronta;
visto negli spot, nei stacchetti sghembi,
perde quelle ali, resta solo l'onta.

(l'originale)

venerdì 25 giugno 2010

Il congedo di Lippi

Il gruppo E (duro...), che non dominai
lo salutiamo, ultimi. Che coraggio!
Viaggio per non far mai entrare Maggio.
A casa, a casa e fuori. E tu ben sai.

A casa, a casa e fuori. Gl'inviati Rai
per i quali, sempre, fui il più saggio
adesso fan domande: solo un assaggio
di quello che sarà. Vedrai, vedrai.

Di qui, dall'altopiano, o mia Italietta,

io chiedo scusa per la confusione

con cui s'è scesi in campo, per la benda

legata sui miei occhi, stretta stretta

da cui Iaquinta e Pepe in formazione
distrussero in quel modo una leggenda.

(l'originale)

mercoledì 23 giugno 2010

Fabio Capello's Thoughts

Yesterday,
All those draws seemed so far away,
Now it looks as though we're going to pay,
Oh, I believe in yesterday.

Suddenly,
Terry is half the man he used to be,
There's a Wayne Bridge hanging over me,
Oh, yesterday came suddenly.

Yesterday,
Football was such an easy game to play,
Now I need Rob Green to take the blame,
Oh, I believe in poor D James.

Where have
All their balls gone I don't know, look at Rooney playing.
I summoned,
King and Cole, now I long for yesterday.

Yesterday,
Football was such an easy game to play,
Now I need Rob Green to take the blame,
Oh, I believe in poor D James.

Ballata dei bleus dei tempi antichi

Ditemi in che stadio
trovar Lizarazu
oggi che alla radio
si nomina Govou;
giunti nei mondiali
soltanto con le man,
puniti dai locali...
Ma dove sta Zidane?

Dov'è a fare diga
il grande Franck Lebèf
e il destro che castiga
scagliato da Djorkaeff?
La squadra lacerata
divisa in gilde e clan
si chiede sconsolata:
"Ma dove sta Zidane?"

I gol di Dugarry
lontani ormai anni luce
e pure Desailly
che chiude e poi ricuce.
Ci manca - avanti, marsch!
chi lotti (un Boghossian?);
rimpiango anche Guivarch...
Ma dove sta Zidane?

O Francia, non cercare
dove son, cosa fan;
continua a domandare
"Ma dove sta Zidane?"

(l'originale)

mercoledì 16 giugno 2010

Spagna - Svizzera e autoreferenzialità

Dai monti pien di neve,
discesi senza fretta,
affabili e tranquilli,
così come Barnetta.

Quegli altri, Furie Rosse,
adusi alla corrida,
poetan con i piedi,
ma perdono la sfida.

Poggiò la palla in rete
Gelson, del Sant Etienne.
Casillas quasi svenne.

La Svizzera è precisa,
tenace, quasi un maglio:
traversa della Spagna,
le uscite di Benaglio.

Poi nulla, poco resta
ed escon sconsolati
Torres, Alonso e Iniesta.

Vuvuzelas

Taci. Su li spalti
dei stadi non odo
parole che dici
umane; ma odo
trombe e rumori
che paiono vespe e zanzare
vicine.
Ascolta. Rumore
da tifosi sparsi
Rumore su Federici
Ronaldo e Carrasso,
rumore su Chiellini,
Vidosic e Martins.
Rumore su Martines
e Pazzini,
su Silvestre e Ottamendi
difensori accorti,
su attaccanti forti
dai gol mancanti,
rumore su De Rossi
e Cavani,
Rumore sui falli di mani
ignude,
sui nostri giocatori
più fieri,
sugli straniti portieri
che spesso commetton
cappella,
sulla squadra celeste
che ieri
ti illuse, che oggi ci illude,
il Giappone.

Brasile-Corea del Nord, il pianto del numero 9

Brillanti maglie rosse
gli atleti coreani;
a fianco ai brasiliani
le loro facce scosse.

Nutriti in ortodosse
caserme a pane e cani
davanti al Jabulani
il nove si commosse.

Pïangi, Jong Tae-Se,
pïangi come se
in quelle dure note

sciolte sulle tue gote
scorrano ciechi e muti
follie e sogni perduti.

mercoledì 9 giugno 2010

Lippi al suo pupillo Iaquinta

T'amo mio nove; ed un presentimento
di rigore fallace al cor m'infondi,
o che leggero come un monumento
tu corri i campi d'Africa infecondi,
o che del gioco facendoti strumento
la palla gol di Pirlo cicchi e affondi;
ei t'insulta e ti punge, e tu co 'l lento
giro degli ottusi occhi rispondi.
E pel grave erroraccio, onde la sfera
sbucciata si disperde larga e quieta,
la Nazione nel gran silenzio perde.

lunedì 31 maggio 2010

Per il Mantova, retrocesso con onore

Ha perduto, ma con stile
(era il piccolo Brasile!),
ha sofferto ed ha sperato
fino a tutto il campionato.

Poi Ancona,
tristo nunzio:
non perdona
Mastronunzio.
E finisce senza gloria
- che peccato - questa storia.

Da settembre fino a maggio
stesso film, su questi schermi:
gli stipendi sempre fermi.
Pure lottan, che coraggio.

Qualche lampo
solo in campo.
La stagione è senza assi:
segna Nassi.
C'è Caridi:
ogni tanto anche tu ridi.

A gennaio, che sorpresa,
si ritorna a far la spesa.
Dice quello: "Guarda Lori!
Compra pure Pellicori".
Ma non paga
(e continua, questa saga).
Gli stipendi,
tu li prendi?
Giù promesse, un tanto al metro;
ma s'annaspa, sempre dietro.

Pur si spera;
non è giunta ancora sera.

Viene a Mantova il Torino
(che ricordi!
quel traguardo fu vicino...
Ma per ora te lo scordi):
caldo torrido,
ci si prova con le torri.
Palla dentro, tocca Nassi:
Pellicori!
Palla fuori.
Sguardo basso, i giocatori.

Il disastro, a pochi passi.

Dopo, il resto
non fa testo:
con le brutte o con le buone
tocca vincere al Del Conero.
Nassi, Carrus e Tarana:
una strana settimana;
un ritorno
per un giorno
dove furono applauditi.

Se ne partono falliti.
Niente scuse?
Anzi, tante.
La più grave:
presidente latitante.
Prima illuse;
ora salta dalla nave.
Il futuro?
Buio, scuro.
Non si sa:
niente a Mantova è sicuro.

E quel sogno, non lo vedo:
torneremo in serie A?
Forse un giorno. Un po' ci credo.

sabato 29 maggio 2010

Lamento di un genoano per la cessione di Milito

Nel cuore mezzo rosso e mezzo blu
ci resta un vuoto senza te che pare
esagerato, non lo riempi più.

E fatti molli da quel vuoto vedo
moltiplicarsi le sconfitte amare
con tonfi spessi e quasi non ci credo.

Il derby arriva e vince la Sampdoria
e tu non torni ancora alla tua Zena!
Del Genoa e della Nord l'eterna storia
d'amore e di sconfitte sempre piena.

(l'originale)

martedì 25 maggio 2010

Calciopoli

Che ne sai di Lotito che rubava
e Della Valle il capo chinava
e Preziosi che corrompe i gondolai, che ne sai.
E Paparesta chiuso con maestria
in uno spogliatoio di periferia
dal capostazione di una ferrovia, che ne sai.
Conosci il re, la cupola
tu sai che Moggi controllava Cassarà.
Conosci il re, e lo so anch'io
Carraro e Foti non li ferma neanche Dio.
Che ne sai di Leonardo Meani
e degli ordini presi da Galliani
la paura d'esser visto con Pairetto che ne sai.

domenica 23 maggio 2010

Breve componimento utilizzabile per il giubilo neroazzurro.

Si dispera
la Baviera.
Con la birra
mesce il pianto.
Come quello
che struggente
non ti aspetti,
sulle gote di Zanetti.
E non c'entra la fortuna.
Questa sera anche la luna
è più vicina.
Puoi toccarla con un dito
dentro agli occhi di Milito.

venerdì 21 maggio 2010

La Gazzetta sotto l'ombrellone

Rosea fresca aulentissima dell'edizion d'estate,
i maschi ti disiano, spostate le posate
levano dalla tavola le croste rosicchiate;
e leggon del mercato che si avvia
sognando chi verrà e chi va via.

martedì 11 maggio 2010

In lode del Portosummaga promosso a Verona

La squadra che là festeggiava,
quella del Portosummaga.
Le bianche maglie sudate
di rosso, di gioia bordate!

Premiava i suoi vincitori
battendogli il petto, Calori.
Premiava l'erede e l'amico,
il gran capitano Cunico.

Ragazzi in pantaloni, prodi,
felici al Bentegodi,
di quella promozione
serbavano il pallone.

(Remondina guardava
di sottecchi, e l'Hellas
- distrutto - accelerava
al box, che l'ingoiava.)

(l'originale)

mercoledì 5 maggio 2010

Per la mia squadra

Per lei voglio punte chiare,
magari: Igli Tare.
Punte magari spuntate
ma altruiste: non Zarate.
Punte dai piedi fini
(da mare) come Agostini.
O che lancino, dal confine,
le bordate tese come mine.
Punte che a distanza
(Shevchenko era di tal setta)
conservino l'eleganza
rapida, che è dell'aletta.
Punte che non siano labili
anche nei tiri instabili.
Punte non crepuscolari
ma fresche: ecco, Detari.

(l'originale)

venerdì 23 aprile 2010

L'udinese Jancker

Carsten, rimembri ancora
quel tempo della tua vita mortale,
quando il tuo capo riflettea
le luci di riflettori sportivi,
e tu, pesante e falloso, al limitare
dell’area intristivi?

Segnavan i tuoi
compagni, e quelli tutti attorno,
con tuo perpetuo rimpianto,
allor che alle reti degli altri
intento miravi, assai triste
di quel vago avvenir che in mente avevi.
Era il Kaiserslautern.

martedì 20 aprile 2010

Inter-Barcellona, 20 aprile 2010

Io canto l'universo e Catalogna
che sfidansi stasera lì al Meazza
per coglier la finale ch'ognun sogna
al cui conseguimento va ogni razza
a rischio di sconfitta e di vergogna,
quelle che 'l ricordo già imbarazza.
Ma giunti a questo punto non importa;
conta sol bucare l'altrui porta.

Son milanesi i primi, ossia italiani,
stretti nelle righe azzurre e nere
ma vengono dai campi americani
da cui li ha tratti il soldo ed il potere.
Per guida e condottier son lusitani:
è uomo d'Alentejo il loro alfiere.
Ne fissano alla tele il volto cupo:
si dice sia speciale (è uomo o lupo?).

Or sfilano le schiere dei lombardi
guidate da Zanetti, chioma dura,
trafitto da migliaia d'occhi e sguardi
alieno come sempre a ogni paura.
Lo seguono da presso i tre baluardi
della difesa e della marcatura:
per primo Julio Cesar, magno nome,
portato per destino ad agir come

non fosse solo caso o coincidenza
quel suo chiamarsi da conquistatore
ma fosse invece segno d'un'essenza
per cui della sua squadra è imperatore.
Davanti a quel campione, riverenza
si deve poi anche a Lucio, marcatore
feroce sia in difesa che in attacco;
letale nella chiusa e nello stacco.

Brillan gl'occhi freddi in Samuel, muraglia,
tempestan quelli tropici di Cordoba;
e l'uno e l'altro avvezzi a che la maglia
s'onori ogni partita, né ricordo
si sian tirati via da una battaglia
se non per via d'un rosso un po' balordo.
Cambiasso, lì davanti, attende e veglia
che vengano i blaugrana a dar la sveglia.

Maicon è largo a destra, ognun s'aspetta
che tenga in serbo pei barcellonesi
un'altra nuova e simile saëtta
come fu quella che sui torinesi
- contro cui sempre cercasi vendetta -
s'abbatté, come fanno i sogni attesi.
Poi Motta, lungo lungo un po' sgraziato,
difende il posto che gli fu segnato.

Nel trio d'attacco che di più riluce
appare prima il biondo tra quegli assi;
si chiama (è vero) sarto e dunque cuce
con fili giunti dai Paësi Bassi.
Son fili, infatti, di splendente luce
da Neeskens o da Crujiff, da tali classi.
Pare ogni suo cross un arcobaleno,
ma spetta ad Eto'o trarne il sereno.

A lui, ch'è stato a lungo il Barcellona,
tocca trovare il modo e la maniera
di scorgere tra molte la via buona
per battere il nemico di stasera.
Così la vita prima t'affeziona
poi dona d'altre terre la bandiera.
Milito queste cose le sa bene
fu principe in Liguria ed ora tiene

un trono un po' diverso in Lombardia:
se prima era regnante ora governa
da console in quest'altra monarchia
dove Mourinho solo è guida eterna;
dove diventa legge ogni follia
se solo in portoghese la si esterna.
D'altronde è lui, si sa, quello speciale,
colui che della zuppa è pepe e sale.

Dal lato opposto trovasi Guardiola
che fu con Koeman, Laudrup, anche Baggio;
cresciuto ad una tale ed alta scuola,
potea di lì sortir soltanto saggio.
Perciò rimane calmo e non si sgola
ché poco urlar non è poco coraggio.
Di norma sta seduto, attende il lampo;
e l'avversario torna a centrocampo.

In porta c'è Valdes, sangue culé,
che sa bene cos'è giocar pel Barça;
lo stesso per Puyol, Busquets, Piqué,
per cui "giocare in casa" non è farsa.
Chi parla català, chissa perché,
con quella maglia non è mai comparsa.
A farla tanto lunga par retorica;
ma 'l calcio è una questione in fondo storica.

D'oro e di verde son fatte le fasce:
c'è Danï Alves pronto sulla destra,
con Maxwell d'altro lato le ganasce
d'una manovra calma e assai maestra,
che tutti i difensor mette in ambasce,
che scaglia traverson come balestra.
Oppure danno al centro verso Xavi:
del centrocampo lui tiene le chiavi.

Se una palla filtra, è già letale,
ché chiede solo tanto quel Pedrito,
esperto nel tirare e nel far male,
né spesso un gol gli placa l'appetito:
il bomber vero è bestia non banale,
la cui fame di gol tende a infinito.
A tale regoletta dà ragione
qualsiasi goleador, con convinzione.

Si dice dei poeti che son da eccessi
che sprecan complimenti ed aggettivi;
ma quando poi ti tocca dir di Messi
senza esagerare, cosa scrivi?
Dico ch'è il migliore; nol facessi,
sarei un dei bugiardi, un dei cattivi.
Agile di corpo corto e genio alato
il difensore pensa, è già passato.

A chiudere la schiera grana e blu,
uno che a guardarlo il cor ti vibra;
pensavi non dover vederlo più,
tu interista che nella tua fibra
sei combattuto e speri nel tabù
per cui se gioca in Coppa è un altro Ibra.
Colpisce certo credere negli ex;
dicevano i latini "dura lex".

Partita dunque strana, per stasera:
chi gioca per conferma, chi per gloria;
chi giunge col metrò, chi via corriera;
chi vinse l'altr'anno, chi in preistoria;
chi sa già di valer, e poi chi spera;
chi di finali non ha più memoria.
Queste alcune chiavi, altre avrò scordato;
la verità però la dice il prato.

sabato 17 aprile 2010

Il giorno del derby

Oggi è il giorno della mossa
la vigilia è terminata;
sul tuo letto sta piegata
la sciarpetta biancorossa.

Tu la prendi, la rigiri,
accompagni già l'azione
vedi Mastro e Colacone
speri già nei loro tiri.

Batte l'una, il desco chiama,
ma lo sai, non mangerai;
è il digiuno, casomai,
quello che l'attesa brama.

Come il tempo, batte il cuore;
scorrono presto le ore.
E gli amici vengon già
e ti urlano "Tommà!".

Presso l'auto, tra i saluti,
volan via pure i minuti.
Poi qualcuno dice "Bene!
Partiam presto, ché conviene".

Quando stai per arrivare
forse il tempo vuoi fermare;
perché più della partita
è l'attesa, la tua vita.

lunedì 12 aprile 2010

Vecchi amici chiacchierano di pallone

È pur dolce il ritrovarsi
a parlar di Bastos Tuta.
Un amico, lingua arguta,
ora cita Serge Diè.

Tu ripensi anche a Pupita,
a Tedesco, a Gabionetta,
al rinvio con bicicletta
che vedesti far Cufrè.

L'esistenza l'hai passata
aspettando ogni partita;
ma non chiedi alla tua vita
che restar così com'è.

(l'originale)

sabato 10 aprile 2010

mercoledì 7 aprile 2010

Barcellona - Real Madrid

Quaranta passi
per Lionel Messi
Finte, scarti
o più complessi
movimenti d'anche.
Facce bianche
di basiti difensori
dai colori
di meringhe.
Pepe, Gago, Sergio Ramos.
E qualcuno grida "Vamos!"
Giace attonito Casillas
e la curva, in un sol coro,
lo canzona come un toro
già trafitto
dalle fredde banderillas.

Anni Novanta. Un errore difensivo causa la rete del Cosenza

Forse un terzino passando in area al portiere
debole, rivolgendosi, vedrà compirsi mirabile:
Marulla alle sue spalle, il cannoniere,
c'è già, con il suo destro imparabile.

Poi sopra a quella schiena, s'accalcheranno al San Vito
Coppola, Monza, Negri per l'abbraccio consueto.
Uscirà troppo tardi, il terzino smarrito,
tra compagni che non lo guardano, ed odio segreto.

(l'originale)

martedì 6 aprile 2010

Attaccanti pur validi sprecano assist d'oro

Sul più illustre passaggio
è incespicato Wiltordo
con il suo passo di pantera
sul più illustre passaggio
il doppio passo di Tamudo
e il vostro sguardo di curva innamorata
il doppio passo silenzioso come il ricordo
prima del tiro ad effetto
difensore accorrente
la sua diagonale che ricuce.

(l'originale)

martedì 23 marzo 2010

Lamento per Inacio Castillo - declino d'un centravanti di gran classe, in Bari - Catania

In area entrò Inacio,
con la sua maglia biancorossa addosso.
Cercava Barreto,
ma Barreto non c'era.
Cerca il suo fido Meggiorini,
e Spolli lo disorienta.
Cercava l'incrocio dei pali
e trovò di Andujar la mano aperta.
Non ditemi di vederlo!
Non voglio mirare calciata la sfera
ogni volta con meno forza:
questo proietto che s'infrange
sulle gradinate e s'abbatte
lontano dalla porta, nel mezzo
della folla assetata.
Chi mi grida di recarmi al San Nicola?
Non ditemi di vederlo!

mercoledì 17 marzo 2010

Doping

Per correre più forte riempie le vene
omai la siringhella nel mio bagno,
che lascia dentro me mar sì crudele;
e vivrò poi quel secondo indegno
nel quale la mia gamba tanto s’allunga
che verso il ciel dirò “stavolta segno”.

venerdì 12 marzo 2010

A Sebastiano Rossi

Non già perché dell'inviolata rete       
tu fosti il mago a me sì caro vieni,            
o Seba. E chi voi comparar vorrete,
Sovier furioso o i pugni di Sereni

a quando tu dalle pensate inquiete
stoppando Bucchi quasi non lo meni?
Se siete onesti invero ammetterete
che il trono del teppista saldo tieni.
 
Vagar mi fai coi miei pensieri all’orme
tue, apposte al tuo cappello e poi le piogge
d'insulti che lanciavano le torme
 
con i petardi di pugliesi Fogge;
che pronto tu restituisti. In te dorme
quel buon "fair-play" che va chiedendo Rogge.

venerdì 5 marzo 2010

Le recriminazioni di un tifoso fiorentino sul campionato 1998/99

"Amor, che sia Guillermo ben s'intende,
volle la Viola dopo Barcellona
che lo snobbò; e 'l modo ancor m'offende.

Amor, che del suo fio Van Gaal perdona,
si prese il centrocampo della Fiore
che, te ne ricordi?, era trapattona.

Amor condusse noi con grande onore.
Caina attende chi si portò male
ché per lo Scudo restaci rancore.

Costui piuttosto volle il Carnevale
che rimpiazzar il Bati mezzo rotto".
A bassa voce disse "L'Animale...".

martedì 2 marzo 2010

Davanti alla porta

Davanti alla porta di Marchetti
Gilardino s'arresta di scatto
Canini l'ha tirato per la maglia
e come egli si volta
e osserva l'arbitro
tutto rosso tutto tondo
sorridente nella sua casacca lillà e
strizza l'occhio
familiarmente
Su mi dica signor arbitro
forse non trova
che è piuttosto una coglionata
non sanzionare una simile strattonata
con un rigore?

lunedì 1 marzo 2010

Preghiera di una tifosa senese a Calaiò

O punta mia, leggera
va' a Livorno, ti prego.
E dalla tua faretra
rapido, e in controtempo
sia il gol; e, se n'hai il tempo
dimostra ancora, a Diniz,
ch'il nostro Siena al Picchi
è ancora vivo tra i vivi.

Dopo la gara torno,
felice, da Livorno.
E tu, sei più gioioso
di me, non Lucarelli
ricordi ormai, e il rigore
discusso: la serpentina,
ecco, che Maccarone
gli fece, e non ci si sperava.

O punta mia, sii brava
e va' in cerca di lui.
Tu sai che gli darei
se lo incontrassi per strada.

(l'originale)

venerdì 26 febbraio 2010

Scontro di giuoco tra Carrus e alcuni alabardati, in Triestina - Mantova

Godeas che ti tendeva
la nerboruta mano.
Tu, piccolo mediano,
caduto steso al suol.
Sul campo biancorosso
vedesti la tua ora.
Ma Denis ti rincuora
e ti risveglia ardor.

giovedì 25 febbraio 2010

martedì 23 febbraio 2010

Attaccanti contro in Atalanta - Chievo Verona

L'uruguagio Granoche
sveglia oasi
al nomade Amoruso

Ti amo, amore mio, e per dimostrarlo ti accosto ad alcuni marcatori del campionato tedesco

Tu sei com'era il giovane
come il bianco Borowski.
Di lui apprezzano al Weser
le fughe, il collo pieno
che parte, e in rete atterra;
ma, nel tirare, ha il chiaro
tuo sguardo pomerano
ed incede sull'erba
con un'aria superba.
Mi ricorda Littbarski.
È come sono tutte
l'ottime punte e tutte
le migliori mezzali
che avvicinano al Meister.
Così, se l'occhio, se il giudizio mio
non m'inganna, in Germania hai i tuoi uguali,
e in nessun'altra Liga.
Quando la birra assonna
le curve sveve
alzano cori che ricordano quelli
dolcissimi, onde a volte dei tuoi piedi
ti quereli, e non sai
che la tua classe ha la soave e triste
armonia dei Germani.

Tu sei com'era a Nürnberg
Saenko;
Fràncone ancora e senza
sconfitta, anzi festoso;
che, se lo fischi, il collo
volge, il viso sorpreso,
e chiede quasi scusa.
Se l'osservi calciare,
credi, a volte è un tiro
portentoso, che l'erba
strappa, e del gol fa dono.
È così che il perdono
offre, quando lo fischi.

Tu sei com'è Arango
o Rafinha, che han tanta
Renania negli occhi,
e 'l Tropico in cuore.
Ai lor piedi ogni palla
sembra, che d'un calore
indomabile arda,
e così la si scaglia
via, per troppo terrore.
Se in Vestfalia per via
uno d'essi l'inverno
lo sorprende all'esterno
quello forte ne trema.
Ed il lor gioco soffre
di nostalgia.

Tu sei come l'impavido
Bobadilla. In angusto
spazio di testa colpisce
alto,
poi rivolge gli orecchi
alla curva del Park;
che gli applausi ed i cori
a lui porta, di cui
l'attaccante abbisogna
specie in attimi bui.
Chi potrebbe quel coro
ritorgliergli? chi la maglia
che si strappa di dosso
per lanciarla alla curva
dove poi celebrare?
Chi mai farlo soffrire?

Tu sei come Pogrebnyak
che esplode in primavera.
Ma fatica all'inizio;
tu, non prendere il vizio.
Tu questo hai di Pogrebnyak;
le movenze complesse:
questo ch'a me, che temevo bidoni
ecco, annunciavi un altro Luca Toni.

Tu sei come il ben fertile
Grafite. Di lui, quando
fuori escono al prato
parla al cinque il suo mister:
lo vuol marcato.
Così poi anche in Džeko
ti ritrovo, ed in tutte
l'ottime punte e tutte
le migliori mezzali
che avvicinano al Meister;
e in nessun'altra Liga.

sabato 20 febbraio 2010

L'allenatore della Catalogna si lamenta della scarsa qualità dei suoi giocatori

Senti Oleguer, se tu fossi Abelardo
avremmo degli stadi un po' più pieni;
e per Vitòr Valdès vorrei Kameni
- potessi, lo pagherei un miliardo.

(l'originale)

mercoledì 17 febbraio 2010

Mediani

Non so dove i mediani abbiano il nido,
ove trovino pace.
Io son come loro,
combatto da solo.
Il campo lo sfioro
com'essi l'erba a contrastare Mido.
E come forse anch'essi amo la rete,
quella rete lontana,
ma il mio destino è vivere
ignorando la porta.

(l'originale)

martedì 16 febbraio 2010

Un deludente Sangiustese-Pro Vasto in Lega Pro Seconda Divisione

Corona impettito, il busto all'infuori, alla napoleona,
la sua Sangiustese (la buona squadra di Monte San Giusto!)

"più movimento lì dietro!", poi Giudici grida a Iazzetta
la curva del Vasto protetta come in campana di vetro

un palleggiare barocco, gli schemi pieni di errori
gli insulti agli zingari "ci vediam fuori", le falle nel tocco

"Venezia" si grida ai narcisi, poi i contropiede sprecati
proteste ai falli fischiati (e all'arbitro gridano avvisi)

ragnatele sterili, meschine, e le marcature?
controlli precari: figure giocanti in mediocrità

un catenaccio vetusto (s'annoia di brutto Corona)
e ignora la porta la buona squadra di Monte San Giusto.

(l'originale)

lunedì 15 febbraio 2010

Al calciomercato, ma con sentimento

Sono andato al calciomercato, con mille orpelli
E ho comprato Daniele Padelli
Per te
amor mio
Sono andato al calciomercato, con mille furori
E ho comprato Valerio Fiori
Per te
amor mio
Sono andato al calciomercato che conviene
E ho comprato Diamoutene
il pesante Diamoutene
Per te
amor mio
E poi sono andato al calciomercato d'annata
per comprare una mezzala croata
Ma non l'ho trovata
amore mio.

Parma-Cagliari, primi anni '90: il vantaggio dei padroni di casa

Dribblò Gianluca Festa:
Odo Melli far festa, e Benarrivo,
Tornato in su la scia,
Che ripete il suo verso.

giovedì 11 febbraio 2010

A Giovinco

Né più mai spererò nelle tue sponde
ché al tuo corpo il passaggetto spiacque,
Giovinco mio, che te specchi nell'onde
del grigio Po da cui deforme nacque

la testa tua, con le sue idee infeconde,
dal puerile sorriso, onde non piacque
la tua corsa sgraziata (e ne ha ben donde)
all'infame Ciro ch'al Meazza giacque;

cui fu fatale al meritato esiglio
l'averti in rosa per somma sventura:
voi due la Juve a stento sopravvisse.

Tu non altro che in coro avrai consiglio,
"va' via, e zappa la terra"; a te prescrisse
il fato illacrimata sepoltura.

mercoledì 10 febbraio 2010

Ritratto di Montolivo

Il Montolivo con la palla in mano
con gli occhi grandi colore del cielo
e con l'estiva maglia viola: "Bayern
- disse - non voglio uscire oggi con te".
Ed io pensavo: Di tante parvenze
che s'ammirano al mondo, io ben so a quali
possa lui Montolivo assomigliare.
Certo alla schiuma, alla marina schiuma
che sull'onde biancheggia, a quella scia
ch'esce azzurra dai tetti e il vento sperde;
anche alle nubi, insensibili nubi
che si fanno e disfanno in campo verde;
e ad altre cose leggere e vaganti.

(l'originale)

martedì 9 febbraio 2010

lunedì 8 febbraio 2010

Manifesto del poeta di calcio minore

Ascoltami, i calciofili scontati
discorrono soltanto delle punte
dai nomi celebrati: rossi littbarski o gento.
lo, per me, amo gli stadi che paion quasi erbosi
fossi dove in pozzanghere
mezzo seccate mette giù Comazzi
qualche sparuta palla:
le alette che provan traversoni
discendono, poi Cioffi con affanno
protegge la sua porta da Zizzari o da Rigoni.

domenica 7 febbraio 2010

In memoria di un bidone

Si chiamava
Hazem Emam
Irritante
Nelle finte nei numeri
Mezzala
Idolatrato giù in
Patria

Giocò al De Graafschap
Ma non so come

Zamalèk
Tornato al paese
Dacché non era più
In Friuli
Nella squadra di eroi
Che si presentava all'Amsterdam Arena
Guidata da Zac.

E non sapeva
Cedere
La palla
Ai suoi compagni.

Fu accompagnato
Insieme a qualche articolo di scherno
Che noi leggevamo
In Egitto
Da numero 10 dello Zamalèk
Dove era partita la sua ascesa.

Risolse
Dei derby con l'Al Ahly
Squadretta che pare
Sempre
Predestinata
Ad una
Meschina figura.

E forse io solo
So ancora
"Che pippa!".

sabato 6 febbraio 2010

Dalla Campania all'Abruzzo, la nuova stagione calcistica porta migliorie alle infrastrutture

Settembre. Andiamo è tempo di tifare.
Ora sul campo verde i calciatori
tornan agli stadi e lascian dietro il mare,
vanno verso l’Adriatico e il suo prato
che verde è come i pascoli dei monti.
Rinnovato hanno l'erba di Avellino.

Il Signore dei Dardanelli

"Ash nazg hakansukur, ash nazg altintop,
ash nazg semihsenturk, agh belozoglu krimpatul"


Un Anello per domar li Turchi, Un sorteggio per trovarli,
Catenaccio per ghermirli tutti e allo stadio poi annientarli.

Romagna

Romagna solatia, dolce paese,
cui regnaron Schachner e Pestrin;
cui tenne pure il Condor riminese,
re dell'area, re pur del tap-in.

(l'originale)

San Martino del calcio

Di Poggi e Volpi
non è rimasto
che qualche
insulto sui muri.

A tanti
che quelli cercavano
non è arrivata
nessuna maglia.

Ma nel mio cuore
nessuna figu manca.

È nel mio cuore
quell'album terminato.

venerdì 5 febbraio 2010

2010 Lecce - Milan. Tensione sul dischetto.

«Questo detto a quell'estremo, rossonero — urlò sperduto.
Ti precipita nel limbo! Torna Abbiati verso Pluto!
non lasciar prodezza alcuna — qui a svelar chi fosti tu!
lascia entrare quel pallone, come un fuso nella porta!
strappa un grido dal mio cuore! Scappa alfin da quella porta!»
Disse Corvia: «Mai, mai più!»



(l'inarrivabile Ragazzoni)

2008: ossi di calciomercato genoano

Non chiederci Matteo Paro, che corra lungo il lato:
Modesto solo, oggi possiamo darti;
De Rosa Gaetano: ciò che non vogliamo.


(qui, l'originale)

Franco Baresi

Hai chiesto, alzando il tuo braccio, almeno un milione di falli
e ora che non ci sei non dan fuorigioco a Milito.

Stagione 1998/99, i playout di C1 premiano i dorici

Quant'è bella la salvezza
che donò La Grotteria
chi è d'Ancona lieto sia
pei foggian non c'è gaiezza.

giovedì 4 febbraio 2010

Figli d'arte (figli d'amore)

Cantami o Diva2000
dei piedi d'Achille
e l'ira di Nesta
che vede s'appresta
a toglierli il ruolo di "guardasigilli",
il figlio di Billy.

Ala dell'Argentina frustrata

Provo con un cross nel mezzo
ma lui fugge, scappa via
di segnar non c'è certezza
Meglio darla a Di Maria.

Ad un giovane interista, ovvero Il poster del Norwich City

Ho al muro – come vedi – un canarino.
Giallo coi calzoncini verdi. Fashanu,
certo, o Bellamy, gli fu vicino.

E’ tenero. E mi piace la divisa, tanta
è strana. Mi diverte la sua maglia,
mi ricorda gli Ottanta.
Torno in sua cara compagnia, bambino.

Ma tu pensi: I poeti sono matti.
Guardi appena; lo trovi stupidino.
Ti piace più Moratti.

(qui l'originale)

Seedorf contro la Juventus

Cantami, o Dida, di Clarence Seedorf
il tiro funesto che infiniti addusse
gol agli Agnei.

Giovani calciatori, siate umili

Fatti non foste a viver come Guti
ma per seguir Polonia (Cleto) e Scienza.

Lampi di classe in Eredivisie

Sneijder, Sneijder, burning bright
in the forests of Waalwijk.

Un talentuoso terzino verdeoro

Cafù. Siccome immobile,
dato il mortal sospiro,
stette Nedved immemore
orbo da tanto tiro ,
così percosso, attonito
l'Olimpico al nunzio sta,
muto pensando all'ultima
partita dell'uom fatale;
né sa quando una simile
orma di pie' mortale
la sua cruenta erbetta
a calpestar verrà.

mercoledì 3 febbraio 2010

Ahi Lazio! Or è stagion de doler tanto

Ahi Lazio, or è stagion de doler tanto
a ciascun om che i bianco ama e celesti,
che meraviglia anco Carlo Nesti,
se morto no l’ha già corrotto e pianto.
Pugnando l’alta Fior od i Granata
e l’onorato antico team romano
di certo pèr, destin assai villano,
s’avaccio ella non s'ha calciomercata.

Sfogo di un direttore di gara in Eccellenza marchigiana

Solo et pensoso i più molesti campi

vo mesurando a passi tardi e lenti,

et li occhi porto per fuggir fendenti

che un'ala della Vis temo mi stampi.



Se poi fischio rigor che Dio mi scampi

dal manifesto accorrer de le genti,

gli spettatori urlanti e malcontenti
,
e io che fuggo via fin quando ho i crampi.



Sì ch'io mi credo omai che monti e Piano

che soglio governar tre volte al mese
mi lasceranno infine punto sano



giacché son già tre volte che l'ho prese.

Poi vado ad arbitrar, benché malsano,

Montegranaro-Sambenedettese.

Pignataro, giovine bomber biancorosso

Spesso il mare di Rimini ho incontrato;
mi manca quando sto in trasferta in Puglia
ed anche quando a Reggio gioco al Giglio,
sperando di bucare Nutricato.

Milan - Juventus, fuorigioco dubbio fischiato a Del Piero

Paolino uomo ardito
un po' in ritardo sale
ma contro il laterale
urla e bestemmia Ale.

Sul finire dell'estate 2003. Roma è deserta.

Marazzina pallido e assorto,
presso i giardini al Muro Torto,
ascoltava Dacourt che disserta
su quanto sarebbe rimasta aperta

quella crepa nel campo di Trigoria,
in cui, in fila, De Rossi e Cassano,
si ruppero i crociati, senza gloria,
con Capello che inveiva di lontano.

a un centrocampista portoghese, troppo presto ceduto

Forse perche' della fatal quiete
tu sei l'imago, a me si caro vieni,
o Tiago! E quando ti corteggian liete
le palle perse e gli avversari sereni,
e quando dal prezioso tuo piede inquiete
giocate e palle lunghe all'universo meni,
sempre vieni invocato, e le secrete
vie del nostro centrocampo soavemente tieni.
Vagar mi fai co' miei pensier su l'orme
che vanno a Zizou eterno; e intanto fugge
questo primo tempo, e van con lui le torme
delle cure onde meco Ciro si strugge;
e mentre guardo la tua pace, dorme
quel Sissoko guerrier ch'entro mi rugge

Sull'impenetrabiltà casalinga del Vicenza Calcio 1996/1997 (stadio Romeo Menti)

Oh Romeo, Romeo, perchè sei tu Romeo?
Rinnega Viviani, ricusa il tuo Lopez,
o se proprio non vuoi, giura che non ci sarà Pierre Wome.

Folgorazioni in contropiede

M'illumino di Jimenez.

Condizioni dei campi nell'Eccellenza pugliese

Ho giocato a Massafra.
C'era sabbia sul prato, rovinato.
Raramente bagnato
dalla pioggia, seccava.

Due frammenti di Virgilio

Bucoliche in salsa rumena:
Lacatus, tu patule recubans sub tegmine Hagi.

Mihajlović legge l'Eneide:
Llama crescit eundo.

Un episodio dubbio in un Catania-Siena (Carducci reprise)

Larrondo dribbla Spolli
ma Izco poi l'assale;
gridando "Criminale!"
rigirasi pel mal.

Ma per il calcio franco
già salgono i terzini
e i traverson di Fini
rallegrano Ghezzal.

Fischiata la battuta
la palla arriva tesa
e contro ogni pretesa
la tocca in porta Ekdàl.

Ma spinge Maccarone,
non è Andujar che liscia
rallegrasi Siniscia
la rete più non val.

Ma come è bello andare in giro per gl'irti colli bolognesi

La nebbia a gl'irti colli
piovigginando sale
e sotto il Dall'Ara
si scalda già Buscè.
Ma per gli spalti intorno,
dal ribollir del tifo,
va l'aspro odor de i vinti
ad intristire Appiah.

Fosco, lo ricorda San Siro

Pur tu sudore versavi, alma del campo,
su la mia erba un tempo, Tyson Rivas,
quando de' tuoi fiorenti anni fuggiva
la stagion prima, e dietro erale intanto
quella Colombia, lasciata con un pianto.

Soy un hombre sincero

Y yo que soy colchonero
antes que voy a las almas
verme solo esto quiero
'l Madrid que pierde en Las Palmas.

A Sneijder

Sneijder, rimembri ancora
quel tempo del tuo derby fatale,
quando beltà splendea
negli occhi tuoi ridenti e fuggitivi,
e tu, rauco e rissoso, il fischiare
dell'arbitro applaudivi?

Sonava il quieto stadio
e le vie d'intorno,
quando quel Muntari - un armadio,
allor che al troncar garretti intento
correva, assai contento
di quel che Mourinho in mente aveva.
Era gennaio nevoso: e tu solevi
così lanciar Milito.

Forse

Forse il giallorosso è solo questo
perenne amare i Sensi e non pentirsi.

Poliziano al San Paolo

Ben venga Maggio
e 'l Pocho, quel selvaggio!
Ben venga Quagliarella,
che vuol l'uom s'innamori:
e Hamsik, a palombella,
col Tanque e i suoi furori;
se poi invece che fuori
la mette dentro Maggio,
vedrete sventolare
i gonfaloni azzurri.

Stagione 2005/2006, emergenza in difesa per Cavasin

Quando vedemmo che giocaa 'l Treviso
ma senza difensor per grave ammanco,

mi figurai per personale avviso,

che si schierasse Maggio a destra, al fianco.
Galeoto fu 'l terzin! Ma chi lo scelse?
quel giorno - già - non pareggiammo manco.

Materazzi

Sempre caro mi fu quel Serse Cosmi
e quella legge che da tanta parte
dell’ultimo Gaucci il guardo esclude.
Ma sedendo in panchina e mirando, interminati
spalti al di la di quella, e Andrea
Silenzi, e profondissima quiete
io giocator mi fingo, e un poco
il mio compagno si spaura. E come Shevchenko
odo stormir tra queste piante io quell’ Andrea
Silenzi a questa voce
vo comparando: e mi sovviene Grosso,
e le molte stagioni, e il presidente
e Rivas, e il suon di Frey. Così tra questa
immensità s’annega il pensier mio:
e lo spaccar m’è dolce, Liverani.

La domenica del derby

L’arbitrello vien da un magna magna
in sul contar dei falli
col suo fischio stridulo, e reca in mano
un taccuin di rossi e gialli
onde, siccome suole, ad ammonir egli si appresta:
di mani, il fallo, di Beckham e Favalli.

martedì 2 febbraio 2010

Personalità multiple

S’i’ fosse Coco, arderei ’l mondo;
s’i’ fosse Ventola, tempesterei;
foss' Acquafresca, i’ l’annegherei;
s’i’ fosse Terzi, crosserei per Larrondo.

Calciomercato

Si sta come D'Aversa
ora in Venezia-Giulia.

L'addio di Marcio

Non più andrai, Marcio Amoroso,
fuori e dentro l’area girando,
di Peruzzi turbando il riposo
Ametrano per Poggi ed è gol.

Il Senegalese Furioso

Le punte, i portier, l’ali, i giocatori,
sulle fasce l’audaci discese io canto
che furo al tempo che arrivarono i Mori
d’africa in Korea e a Francia nocquer tanto,
seguendo l’ire e i giovenili furori
di Diop lor re, che si diè vanto
di vendicar la morte di Ronaldo
sopra re Lemerre allenator marrano.

La pioggia sul Tardini

Paci! Su le soglie
del bosco c'è Obodo.

Bologna - Milan, notturna.

Onyewu sta solo sul cuor della terra
trafitto da Raggi, Di Vaio:
ed è subito sera.

Gallipoli - Ancona. Volpato sbaglia dal dischetto.

Rey fu.
Siccome immobile,
dopo il nefasto tiro.
Fu una parata memore,
oppure sbagliò mira?
Con un sorriso ironico
pur Mastronunzio sta.

El Escorpión (R. Higuita)

Nel mezzo del cammin il nostro Higuita
si ritrovò per un'area oscura
che la diritta linea era smarrita.

Ahi quanto a dir qual era è cosa dura
esta respinta alta e forte
che nell'allenator rinova la paura!

Lamento del centrale

Ricorditi di me che son Loria
Siena mi fe’ disfecemi la Roma:
Spalletti con la sua difesa a tria
schierandomi, inetto a tale soma.

In lode di Van Bronckhorst Giovanni

Un dì, s'io non andrò sempre fuggendo
di club in club, me vedrai seduto
su la panchina, o Feyenoord, gemendo
4il fior de' miei gentili anni caduto.

Di Carlo notturno

Che fai tu, Pellissier? Dimmi, che fai,
perigliosa punta?
Tu fai la sponda, e vai,
contemplando Eriberto; indi ti posi.

Fiorentina - Juve Stabia, alla corte del Duca di Mantova

D'Oriano è mobile
Qual piuma al vento,
Mutu dal centro spiazza Soviero.

La finale degli Europei del 2000

Poscia ch'io v'ebbi Toldo conosciuto,
vidi e conobbi l'ombra di colui
che fece per Wiltord il gran rifiuto.

Fiorentina - Milan

Perché mi guardi e non Favalli? Disse, a Natali, Capitan Dainelli

Duri dall'animo tenero

Al cor gentil rempaira sempre Amauri
come Masiello e Silva a Extremadura.

X Agosto (trofeo birra moretti)

San Lorenzo [De Almagro], io lo so perché tanto
Di Natale per l'area tranquilla
inciampa e cade, perchè si gran pianto
nella curva favilla.

La bohème blucerchiata

Che gelido, Mannini

Elogio di un promettente difensore

Tanto Gentile e tanto Nesta pare
Ogbonna mio, quand'egli a Rui saluta
ch'ogni Obinna deven tremando Mutu
e li occhi no l'ardiscon di guardare.