martedì 27 luglio 2010

Zemanlandia

Ascoltami, i difensori spaesati
si muovono con passo assai pesante
e piedi ben piantati: seguono gli altrui avanti.
Io, per me, amo le giocate che riescono ai virtuosi
aree dove in zone
ben presidiate scagliano le ali
precisi traversoni:
i terzini che seguono i palloni
discendendo tra le difese in panne
e mettono nel mezzo passaggi da campioni.

sabato 24 luglio 2010

Alla mia squadra, bocciata dalla Covisoc

Ricordo, tifavo una squadra.
Pensavo durasse in eterno:
poi viene l'estate, leggiadra,
ci prende e ci getta all'inferno.

Adesso, nel pieno marasma,
la cerco con occhi da bimbo,
la cerco ma trovo un fantasma;
m'han chiuso l'amore nel limbo.

Abbiate pietà, ve ne prego,
giustizia ordinaria e sportiva;
capisco che non siamo in regola,
ma voglio l'amore mio viva.

Lo so, è perduta per sempre
la B con Iachini e Sonetti:
la serie ch'inizia a settembre
si gioca tra prati e campetti.

Eppure a me basta vederti
sudata, di là della rete;
seppure tra spalti deserti
con te le mie ore più liete.

martedì 20 luglio 2010

Limerick per Zdenek

C'era un boemo che se ne stava a Foggia
fumando con il vento e con la pioggia;
quando tornò patron Casillo
tosto richiama il suo pupillo
a fumare bel calcio in quel di Foggia.

Pisa, 1982 - Un haiku

Ah, Caraballo
La maglia del Pisa
Lèvatela, su!

giovedì 15 luglio 2010

Sogni cremonesi 09/10

Nel campo mezzo grigio e mezzo rosso
sta Venturato senza i suoi. E pare
dimenticato, ma col cuor leggero.
E cadenzato dalla curva viene
lo sciabordare dello stadio Zini
con cori goffi e lunghe cantilene.
Zanchetta intanto abbraccia Tacchinardi,
pensando che un bel giorno queste imprese
saran cantate da novelli bardi.
Quest'oggi hanno sconfitto anche il Varese.

(l'originale)

Una cotta estiva

Caldo ma breve è l'amore d'estate:
rapido e labile, come Zarate;
è sempre amore, comunque, lo sai,
dunque non credo ti scorderò mai.

Guardavo, di sera, il tuo Uruguay:
di colpo, mi pare, m'innamorai;
le chiome tue d'oro, sparse e sudate,
parvero come di brina bagnate.

Non m'eri sconosciuto, caro Diego;
ti vidi già trionfar da colchonero.
Fu forse la tua nuova, antica veste

(come i tuoi occhi, di tinta celeste)
a fare sì che t'amassi davvero;
ma tanto così...? Io non me lo spiego.

Finito il mondiale, è già Ramadan;
resto digiuno, e mi manca Forlán.

martedì 13 luglio 2010

lunedì 12 luglio 2010

Il giudizio di Giovanni Pascoli sulla Spagna campione del mondo

L'hai vista giocare, la Spagna?
Io ero lontano; alla radio
pareva la solita lagna
(un Barça all'ultimo stadio).
Con abili e pratiche sponde
da Xavi ad Iniesta a Piqué
un suono per l'erba diffonde:
ti-tòc.

Ricorda un perfetto congegno
oppure una lucida testa
in cui si rivela l'ingegno
del pallido ed umile Iniesta.
L'azione s'allarga sul campo
ma come una macchia, da sé;
e il flebile tuono del lampo:
ti-tòc.

Quando sale, irruento, poi Ramos
la palla si manda alla fascia
ma senza né fretta né "Vamos";
gli bastan dei semplici "Lascia".
È come una tela barocca;
annoia, ma vale, perché
un tiro alla fine si scocca:
ti-tòc.

(l'originale).

mercoledì 7 luglio 2010

Impressioni sul Mondiale 2010

Mi ricorderò per sempre
la traversa di Gyan
e la storia lacrimosa
dell'hermana di Forlan.

Mi ricordo vuvuzelas
imperterrite ronzare,
fastidiose cento volte,
mille, più delle zanzare.

Ed il pianto commovente
del soldato Jong Tae-se,
che sembrava un bimbo in fasce,
se marcato da Touré.

Mai non scorderò Fucile
e il suo spaventoso volo;
ho temuto per il peggio,
nel vederlo fermo al suolo.

E ricordo aver urlato,
con le braccia alzate al cielo,
per la gara disastrosa,
che inguaiò Felipe Melo.

E gli atleti giapponesi,
in ginocchio dentro al fango;
condannati dai rigori,
a tornare nel Cipango.

Le rimonte americane,
le parate di Muslera,
e la Francia eliminata
ancor prima che sia sera.

Mi ricorderò del Cile,
che creava parapiglia,
i filtranti di Valdivia
per il "niño meraviglia".

E gli insulti coloriti
pronunziati da Anelka
ed il senso di impotenza
nella rabbia di Kakà.

Non ricorderò l'Italia,
Cannavaro o Di Natale,
per non dire poi di Pepe,
che mi ha fatto stare male.

Terrò in testa certamente
i sorrisi di Tabarez
ed il cartellino rosso
per le mani di Suarez.

Terrò in testa il genio acerbo
del ghanese Kevin Prince
e gli inglesi a cui mancava
un novello Paolo Ince,

ma eran pieni di portieri
oltremodo imbarazzanti,
che Capello, è un eufemismo,
avrà "trattato con i guanti".

E il rigore di Cardozo
tra le braccia di Casillas,
poi punito dai due pali,
dal guizzante David Villa.

Mi ricorderò i tedeschi,
veramente impressionanti.
Come fosse una scacchiera,
per il campo indietro e avanti.

E un pensiero va ai Leoni,
Elefanti e Stelle Nere,
agli errori dei fischietti,
ai colori e alle bandiere,

uno agli inni nazionali,
uno perché ormai è finito.
Manca veramente poco,
ma mi sono divertito.

Dialogo tra Olanda e Uruguay sulla caducità delle cose umane

Dice la squadra olandese:
"Forza, scànsati, Uruguay!".
"Cosa son queste pretese?
Non ci toglieremo mai!".

"Ma c'attende la finale;
tre volte non sbaglieremo.
Fu splendido il calcio totale:
ma stavolta vinceremo.

Giovani, lunghi capelli
triangoli, pressing e sponde:
siamo stati troppo belli...".
L'Uruguay ascolta e risponde:

"Un tempo, molto lontano,
c'erano dei ed eroi;
il mondo avevano in mano
quei celesti eravam noi.

Ma nel calcio e nella vita
ogni gloria passa e va;
è finita la partita
che zittì Maracanà.

Oggi il sogno di vittoria
c'è svanito in fuorigioco;
tocca a voi fare la storia.
Noi siam giunti a tanto poco".

domenica 4 luglio 2010

A consolazione di un rigore sbagliato

Senti: è soltanto un rigore, Cardozo
però intanto siam giunti fin qui;
ed anche Zico sbagliò, Platini...
Un rigore è dovere assai gravoso.

Ma non voglio compatirti, non oso.
Se ci riesci poi pensa così:
all'orgoglio ch'è in te, guaranì,
non s'addice quel contegno accidioso.

Ora, Cardozo, davvero non so
cosa capita al tuo bel Paraguay;
se si torna a quel punto oppure no,

forse avanti non finiremo mai.
So soltanto che chi scappa non falla;
e ti batto una mano sulla spalla.

sabato 3 luglio 2010

Sonettino strambo per l'Uruguay

Stasera l'amore è celeste;
adesso, alle sei della sera
ha giusto parato Muslera.
Nelle case a Punta del Este

(se ci foste, allora vedreste)
quando Abreu s'accosta alla sfera
e l'infila, dolce e leggera,
l'amore ritorna celeste.

E stanotte, a Montevideo,
ogni prato muta in rodeo;
ogni letto, invece, in altare:

c'è Forlan ch'è da ringraziare.
E la luna, sopra la Plata,
rischiara una notte sognata.

Filastrocca per un anonimo menagramo

Qui comincia l'avventura
d'una brutta scottatura.
Chi l'ha presa? Lo saprete
se miei versi leggerete.
C'era un giorno un poro figlio,
Presidente del Consiglio,
che piangeva ed uggiolava
ché l'Italia non giocava.
"Siamo fuori dal mondiale!
Che disastro! Che gran male!".
Senza calcio, a quel tapino
non riusciva il suo giochino:
fare il clown, dir due cazzate
e le crisi, superate.
Servirebbe a Burlesconi
una delle sue invenzioni.
Ma l'attesa non è lunga:
vola a Rio e spera in Dunga.
La partita è contro il Cile:
chi lo ferma, sto Brasile?
Burlesconi fa "Va là!
Tiferò Lucio e Kakà.
Non è giusto? Beh, spiacente,
salgo al carro del vincente".
Nella foto assieme a Lula
c'è la maglia e lui la adula.
In Italia, ancora a casa,
sul divano poi si gasa:
il Brasile attacca e segna
"Viva Dunga e anche la fregna!".
Parla e allunga un po' la mano
alle tipe sul divano.
Son sedute accanto a lu'
voglion fare la tivù.
Ma l'Olanda poi pareggia;
Burlesco' non s'amareggia:
"Solo un caso, lo vedrete,
ora arriva un'altra rete...".
Ed arriva; ma per gli altri.
Gli olandesi sono scaltri.
Il Brasile perde, è fuori;
son distrutti i giocatori.
Anche Lula si convince:
col Burlesca non si vince.
Se ne vanno anche i trojoni:
si dispera Burlesconi.